Ceviche a colazione... il mio primo libro!

19 marzo 2017

La democrazia di Grillo

Per la mia collega Marika Cassimatis avrei fatto volentieri un'eccezione e sarei andato a votare, perché la conosco come una persona in gamba, preparata, discreta e sensibile ai temi importanti. Gliel'avevo anche trasmesso tramite messaggio whatsapp.
Il fatto che Grillo l'abbia stroncata nonostante fosse stata votata on line come candidata sindaca di Genova dei 5stelle, mi conferma e rafforza solo tutta la mia diffidenza nei confronti di questo "movimento", il cui movimento unilaterale, invero, è sempre più quello di un'azione autoritaria del vertice nei confronti di chiunque dissenta minimamente.
Marika, per esempio, quasi un anno fa ha partecipato assieme a me al corteo nel centro organizzato dai No Borders e altri soggetti solidali contro le politiche razziste del governo italiano, nei confronti delle quali mi pare evidente che le idee di Grillo siano molto prossime a quelle di Salvini. Guarda caso!

28 ottobre 2016

Ribelli meridionali

Pochissimi sanno che il grandissimo Tommaso Campanella si mise d'accordo, invano, con l'ammiraglio ottomano Sinan Kapudan Paşa per liberare la Calabria e il sud dell'Italia in genere dall'opprimente dominio spagnolo e della chiesa romana.
Non viene raccontato nei libri di scuola, a malapena nei testi universitari, ma nel meridione, tra i secc. XVI e XVII, fiorirono tante menti brillanti che sacrificarono la propria vita per un mondo migliore, come il più noto Giordano Bruno, oppure i molto meno noti gesuiti Giovanni Aniello Oliva e Giovanni Antonio Cumis che cospirarono con il "gesuita maledetto" Blas Valera in Perù per restituire la libertà e l'emancipazione culturale al Tawantinsuyu - l'impero inca - sempre contro l'oppressione spagnola.
E anche lo stesso Sinan Kapudan Paşa, in realtà, era meridionale, in quanto il suo nome originale era Scipione Cicala, nato a Messina, o a Reggio Calabria, da un'importante famiglia di origine genovese, da ragazzino rapito dai corsari ottomani e in seguito diventato lui stesso un condottiero ottomano, grazie al suo fascino, come ci racconta Fabrizio de Andrè nella canzone a lui dedicata: Sinàn Capudàn Pascià

14 agosto 2016

Istigazione all'odio razziale: due pesi e soprattutto due misure!

Alfano continua ad espellere dall'Italia musulmani di varia origine sospetti di terrorismo, nei confronti dei quali, alla fine dei conti, l'unica accusa che si riesce a muovere è l'istigazione all'odio razziale, in quanto avrebbero parlato male dell'Occidente.
Mi chiedo che cosa si aspetti allora ad espellere i leghisti per la stessa identica ragione, visto che la loro propaganda è una continua e costante istigazione all'odio razziale, come quando Borghezio è venuto sotto casa mia a strillare che tutti gli stranieri sono "ladri, stupratori e assassini" e le straniere "prostitute" (http://romras.blogspot.it/2008/…/il-fascismo-sotto-casa.html), però protetto dalla Polizia, non perseguitato. E mi hanno persino impedito di denunciarlo!

3 luglio 2016

Blas Valera e il vero comunismo.

In nessun libro di Storia né di Letteratura troverete notizie rispettivamente sulla vicenda e sulle opere di Blas Valera, noto anche come il "gesuita maledetto" o il "gesuita fantasma".
Nato nel 1545 a Llauantu – Levanto come l'hanno ribattezzata i conquistadores spagnoli – a sudovest dell'attuale Chachapoyas nell'Amazzonia peruviana, era figlio di un brutale conquistador spagnolo, Alonso Valera, ufficiale di Pizarro, che aveva ingravidato sua madre, la quindicenne Francisca Pérez – o meglio Urpay (“Tortora”), figlia del curandero Illavanqa –, in seguito a uno stupro, sorte che le donne indigene d'America hanno subito sin troppo spesso dai tempi della conquista fino ad oggi (per giunta, quando Blas Valera aveva sei anni, suo padre assassinò sua madre davanti ai suoi occhi).
Nel 1568 i gesuiti s'installarono in Perù e Blas Valera, all’età di 23 anni, diventò uno di loro, apportando alla Compagnia le sue competenze nelle lingue locali, soprattutto quechua e aymara, e in genere la sua capacità di mediare a favore dei suoi confratelli nell'opera di evangelizzazione degli indigeni, ma anche a favore di questi ultimi contro le vessazioni dei colonizzatori spagnoli.
Nel 1585 fu accusato di aver avuto una relazione sessuale con una donna indigena – da cui aveva avuto anche un figlio –, per cui l'allora Generale dell'ordine Claudio Acquaviva d'Aragona ne ordinò l'arresto e l'imposizione di uscire dalla Compagnia di Gesù, che lui respinse.
In seguito, Acquaviva decise di trasferirlo a Cadice, dove però Blas Valera giunse solo nel 1595. Nel frattempo fu privato delle sue carte e relegato in isolamento con l'assoluto divieto di insegnare.
Una punizione così dura ha giustamente prodotto non pochi dubbi sulla vera natura del suo “reato”.
In realtà, è ormai chiaro, specie grazie alle rivelazioni dei Documenti Miccinelli, che Blas Valera fosse il capo di una vera e propria società segreta in seno all'ordine, la Cofradía Nombre de Jesús del Cuzco, di cui furono membri molto attivi anche i gesuiti italiani, anzi meridionali, Giovanni Antonio Cumis, di Catanzaro, e Giovanni Anello Oliva, di Napoli, il cui scopo era quello di rifondare il Tahuantinsuyu, cioè l'impero inca, o meglio una sua versione cristiana supervisionata dai gesuiti, comunque autonoma rispetto all'impero spagnolo, ma soprattutto di costituire una società di tipo comunista ispirata a livello teorico all'utopismo rinascimentale e alla teologia di pensatori quali Gioacchino da Fiore, a livello concreto proprio al Tahuantinsuyu, la cui sovrastruttura, basata sul sistema dei qullqa, silos comuni finalizzati a garantire cibo a tutta la popolazione, era appunto di tipo comunista, come in quasi tutte le civiltà cd. precolombiane, peraltro.
Nel 1596, circa un anno dopo l'arrivo di Blas Valera a Cadice, la città fu attaccata da una flotta inglese al comando di Charles Howard e Robert Devereux, conte di Essex, appoggiata da un'altra della Repubblica delle Provincie Unite, cioè l'Olanda, tra le azioni della guerra anglo-spagnola degli anni 1585-1604, posteriore e conseguente al celebre disastro della Invencible Armada del 1588.
Blas Valera, ferito durante il sacco della città andaluza, fu trasportato a Malaga, dove, secondo una laconica nota dei gesuiti, sarebbe morto l'anno dopo, all'età di 52 anni.
Ma questa è la versione ufficiale: i documenti Miccinelli rivelano che il “gesuita fantasma” sopravvisse, che le autorità dell'ordine imposero e diffusero comunque la notizia della sua morte, ma che lui visse per altri 22 anni, fino al 1619, anni in cui riuscì a tornare in Perù per portare avanti la realizzazione dei suoi ideali, per poi ritornare in Spagna in funzione del tentativo di far giungere le sue istanze a re Felipe III tramite il nuovo generale dell'ordine Muzio Vitelleschi, tentativo comunque fallimentare, ma non per questo privo di conseguenze.
Tra le conseguenze più importanti e ancora attuali ci furono l'impostazione di un sistema di pensiero e azione da parte dei religiosi operanti in America Latina finalizzato a difendere i diritti de "los pobres de Jesucristo", cioè gli indigeni e in genere gli oppressi, che nel '900 confluì in quella che è nota come la teologia della liberazione.
Ma la conseguenza più significativa fu la realizzazione tra il XVII e il XVIII secc. nel terriotrio dei Guaraní, all'epoca, non a caso, la nazione indigena più numerosa in Sudamerica, delle celebri reducciones jesuíticas guaraníes, istituite nei territori degli attuali Brasile, Argentina e soprattutto Paraguay e elogiate con entusiasmo, per esempio, dall'erudito e religioso italiano Ludovico Antonio Muratori nel libro "Il cristianesimo felice dei padri della Compagnia di Gesù nel Paraguai".
Il famoso film "Mission", diretto da Roland Joffé nel 1986, con Robert De Niro nel ruolo dell'ex bandeirante divenuto gesuita Rodrigo Mendoza, nonché Jeremy Irons nel ruolo di Padre Gabriel, ci ha raccontato, in estrema sintesi, come tale esperienza sia stata stroncata dagli imperi colonialisti spagnolo e portoghese alleatisi in seguito al trattato di Madrid del 1750, che non potevano accettare l'esistenza, entro i propri confini, di comunità autosufficienti anzi prospere sul piano economico, dove non esisteva la schiavitù e tutti godevano di pari diritti, tra cui la casa, il cibo, l'istruzione e le cure mediche!
La guerra che i due imperi portarono ai gesuiti e ai Guaraní fu ferocissima e portò anche all'espulsione dell'ordine dai territori americani, nel 1767, fino alla sua soppressione nel 1773.
A me non sembra un caso che, negli anni successivi alla soppressione dei gesuiti fino alla loro restaurazione, in forma ridimensionata, operata da Pio VII nel 1814, si siano verificate le rivoluzioni statunitense, haitiana e francese, seguita dall'età napoleonica, in anni peraltro in cui si gettarono i semi del comunismo e dell'abolizione della schiavitù, nonché della rivendicazione dei diritti universali dell'uomo, tra l'altro.
Ma riconosco che si tratta di un campo di studi da approfondire ancora molto e senza pregiudizi, laddove del resto mi sembra più che chiaro come siano stati i gesuiti in America meridionale, a partire dagli ideali di Blas Valera, che realizzarono il vero comunismo.

26 giugno 2016

Basta DIO!

In questi giorni di discussioni sulla Brexit e temi contigui e conseguenti o sull'europeo di calcio o i risultati delle amministrative o sui migranti – a proposito, leggo giusto ora che nel canale di Sicilia sono in corso ingenti operazioni di salvataggio da parte della Guardia Costiera italiana, tanto per cambiare!, – voglio invece condividere la mia posizione su una parola che io personalmente non tollero più: DIO!
Non tollero più sentire parlare di DIO, penso che sia la parola più sporca di sangue che esista nei vocabolari di tutte le lingue, detesto quanti se la mettono in bocca e con essa si arrogano il diritto di condizionare in qualche modo, spesso nel peggiore dei modi, la vita altrui, tanto più che penso che questi soggetti nella maggior parte dei casi siano ignoranti o comunque con la visione limitata dalla cosiddetta “fede”, che non ha niente a che vedere con la ricostruzione della verità storica, sia pure con tutti i suoi limiti.
Quanti pensano per esempio di conoscere la Bibbia, ho riscontrato per esperienza che la conoscono poco e nulla, sanno solo rpetere a pappagallo dei versi che sono il prodotto della traduzione di traduzioni quasi sempre manipolate, laddove è ormai noto a tutti gli specialisti e non solo che stiamo parlando del testo più manipolato della storia!
Non sanno nulla se non dati stereotipi su Accadi, Canaanim, Caldei, Persiani, che pure sono stati determinanti per la storia dell'ebraismo prima e del crstianesimo poi, sanno pure poco e male del messianismo giudaico – e uso di proposito l'aggetttivo giudaico piuttosto che ebraico – sorto in reazione politico-culturale alla cancellazione del regno di Giuda, l'ultimo regno indipendente di Canaan, da parte dei Caldei e in seguito usato per ispirare la rivolta dei Maccabei contro i Seleucidi prima, dei Giudei contro i Romani poi, quand'ecco che c'entra la vicenda di quello che conosciamo come Gesù Cristo, rivolta quest'ultima peraltro fomentata dai Parti, nemici dei Romani, in uno scenario politico che, come è stato da molti osservato, ha vari punti in comune con quello attuale nello stesso territorio.
E non è certo un caso, infatti, che tra i tanti partiti di seguaci del Cristo, cioè del Messia, quello guidato da Shimon Kefa, Petrus in latino, e da Saul/Paulus, abbia voluto importare direttamente il conflitto a Roma – un po' come oggi fa l'Isis con l'Occidente, ma tu guarda che combinazione! –, dove la repressione neroniana è sin da subito stata veemente, caratterizzando la linea di Roma – coerente pure con le altre “religioni” nemiche – anche nei secoli successivi fino a Costantino, con il quale, per mere finalità politiche, il cristianesimo ha smesso di essere ideologia sovversiva e si è avviata a diventare religione di Stato, per quanto Costantino stesso avrebbe preferito la versione ariana e non quella ortodossa affermatasi dopo il rissoso concilio di Nicea del 325, per il semplice motivo che la prima prevedeva che l'imperatore fosse superiore al capo religioso, laddove con la seconda opzione si affermò invece la parità dei ruoli, fatto che ha prodotto in seguito il secolare conflitto tra papato e impero, in Europa occidentale.
Non tollero più chi parla di guerra santa attribuendo questo fenomeno alla cultura musulmana, laddove la parola araba jihad non vuol dire guerra santa che è invece un concetto e una pratica affermatasi solo nel cristianesimo occidentale, e non nel cristianesimo orientale, con il fenomeno delle cosiddette crociate, ancora oggi tirato in ballo in un modo e nell'altro.
Non tollero del resto nemmeno l'islam, anch'esso profondamente inquinato da propositi politici, laddove invero nacque in tal senso, su modello cristiano e manicheo, con lo scopo riuscito di unificare le dispersive tribù arabe e costitutire un impero alternativo a quelli persiano, presto fagocitato, e romeo, in gran parte ridimensionato.
E mi provocano tristezza e rabbia gli evangelici “latinos” che s'impegano nel proselitismo, laddove non solo sono persino più ignoranti, più bacchettoni e più ridicoli di tutti gli altri, ma mi fanno infuriare soprattutto perché la quasi totalità di loro sono discendenti di genti, i popoli orginari d'America e gli africani, che in nome di Jesucristo sono stati massacrati, derubati di tutto, schaivizzati, umiliati, stuprati, relegati agli infimi gradini della scala sociale, e oggi mi vengono a parlare loro stessi di Jesucristo, laddove nemmeno capiscono che la diffusione delle chiese evangeliche in America Latina e, tramite loro, in Europa, risponde a una precisa politica USA!
Che rabbia! E che sana intolleranza!

24 giugno 2016

Dalla Brexit alla fine di un sogno

Dopo la Brexit si profilano altre situazioni analoghe: il regno Unito, con la secessione di Scozia e Irlanda del Nord che si riunirebbe con l'Eire, la Francia, dove Marine Le Pen ha già lanciato la Frexit (stiamo Frexit!), l'Italia stessa, dove non sono pochi gli antieuropeisti, a cominciare dalla Lega.
Invero, l'UE tutta, il cui sogno è ormai davvero al tramonto, si sta disgregando, un processo iniziato nel 2001 per volontà degli USA quando costrinsero l'UE a spaccarsi all'ONU con l'approvazione o meno dell'invasione dell'Iraq. Poi infatti fallirono la costituzione europea e altre iniziative finalizzate all'unione politica e l'UE si è limitata a diventare una grande area di mercato controllata dalle banche e dalla NATO, cioè dagli USA. E soprattutto è diventata la Fortress Europe anche in tal caso su modello USA, quella che fa tanti morti e viola i diritti umani. 
Personalmente, ho accarezzato l'illusione europeista, ma l'ho abbandonata già da tempo, quindi non piango per la fine dell'UE, tanto più che è innegabile che da quando c'è l'euro siamo tutti più poveri, solo i ricchi si sono arricchiti ancora di più. 
Piango piuttosto appunto per la fine di un sogno. Ha prevalso come sempre l'antico principio del divide et impera e pavento futuri tempi bui, per noi, ma soprattutto per i nostri figli.

14 giugno 2016

Un favore a Trump?

Ma siamo del tutto sicuri che l'attentatore omofobo, anzi omocida - se si può dire -, di Orlando non abbia voluto fare un favore a Trump, che infatti si è subito scatenato a fare campagna elettorale strumentalizzando l'accaduto?
Non voglio dire che abbia agito per conto del candidato repubblicano USA, però...